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Nuove stagioni per i sentieri
venerdì 16 aprile 2010
All’escursionista è idealmente affidata la memoria storica e la conservazione del grande patrimonio culturale dei sentieri plasmato dalla fatica, dal sacrificio, dalla caparbia determinazione dei montanari, il popolo delle Alpi.


Percorsi per secoli, i sentieri sono state le uniche vie di comunicazione per le popolazioni residenti nelle valli alpine e rappresentano una testimonianza dei movimenti migratori dei valligiani che, alla ricerca di nuove possibilità di lavoro, attraversavano vallate e valichi per incrementare nuovi scambi commerciali e culturali.

 Questa opera dell’uomo, nata come strumento di lavoro, è oggi un’occasione per conoscere la natura facendo riavvicinare un crescente numero di camminatori ed escursionisti ad un ambiente ricco di attrattive dando così modo di valorizzare nuovamente quei sentieri abbandonati da tempo e permettere una conoscenza approfondita, non solo la realtà dei sentieri, ma anche quel mondo antico che dagli stessi si snoda fatto di nuclei isolati di edifici in pietra, di mulattiere che rilevano il lavoro di chi le ha costruite, di muretti di contenimento in pietra, testimonianze di una vita montanara che ha realizzato molto, con semplicità e umiltà. 
La Val Sangone è sempre stata percorsa da una rete infinita di mulattiere e da sentieri in parte di derivazione storica e di inestimabile valore delle culture e delle realtà della montagna, che, realizzati per scopi diversi, venivano utilizzati per collegare le località, per portare le mandrie ai pascoli, per attraversare i valichi alpini e per facilitare la raccolta dei prodotti.
Sebbene prosegua quasi inesorabile il progressivo abbandono delle terre “difficili”, quasi in controtendenza, cresce invece il consolidarsi del recupero della reti escursionistiche come impegno morale e di ricordo di queste antiche vie tracciate dall’uomo che con meticolosa cura ne aveva caparbiamente difeso e salvaguardato la manutenzione molto tempo prima di noi per assolvere allora alle pure necessità quotidiane di una esistenza appena sufficiente al sostentamento, ma ricca di valori.
Il nostro territorio è ricco di valenze storico culturali, antropiche ed ambientali disseminate sul territorio e rappresenta una occasione davvero unica ed irrinunciabile che può essere raccontata anche e soprattutto nel percorrere un sentiero.
Solo frequentando fisicamente il sentiero si potrà comprendere fino in fondo la sua essenza ed il suo valore culturale e morale (Filippo Cecconi Presidente Commissione Centrale per l’Escursionismo del C.A.I.).



L‘escursionismo sta diventando una pratica cultural-ricreativa-sportiva sempre più diffusa, al punto che un sempre crescente numero di turisti sono oggi attratti dalla possibilità di percorrere i sentieri e di associare ad un’attività fisica salutare la scoperta di paesaggi, l’incontro con la natura e con l’etnografia.
In molte regioni delle Alpi la presenza di escursionisti è divenuta una fonte basilare per l’economia turistica montana, poiché concerne un’attività che si può esercitare quasi tutto l’anno, con qualsiasi clima ed a qualunque età ma necessita di una rete organizzata di percorsi pedonali segnalati per la fruizione escursionistica o semplicemente turistica degli stessi.
In questo senso sale una richiesta diffusa per qualificare il territorio dotandolo di una adeguata e efficiente rete sentieristica. 
Appare evidente allora che la migliore presentazione che esso può dare è rappresentata dal binomio fra la cura con cui il sentiero è mantenuto e la sua corretta segnatura.
La segnatura del sentiero assume perciò un valore profondo e culturale e rappresenta il faro di riferimento per i “naviganti” escursionisti della montagna.
Ogni itinerario si configura per le particolari e molteplici tematiche che propone, tematiche che devono essere riconoscibili attraverso adeguati strumenti di comunicazione ed informazioni facilmente accessibili.


L’itinerario deve anche proporsi come offerta durevole e sicura nel tempo e quindi deve essere periodicamente sottoposto a verifiche, controlli e manutenzioni; in tal modo si potranno garantire da un lato le condizioni di sicurezza per chi lo percorre e dall’altro il continuo aggiornamento dei contenuti culturali specifici e delle offerte di ricettività e ospitalità.

 La pianificazione può essere completata con le opere sul campo e la realizzazione del Catasto dei Sentieri, fondamentale mezzo per archiviare, conoscere e organizzare le informazioni e i dati tecnici abbinati ai sentieri.
Anche la cartografia costituisce ormai un fondamentale strumento per la conoscenza del territorio, che permette l’individuazione fisica dei percorsi escursionistici e degli elementi informativi correlati ad essi, garantendo sicurezza degli escursionisti anche in presenza di segnaletica ambigua.
Paradossalmente, la segnaletica dei sentieri sarebbe pressochè inutile se il territorio fosse rappresentato con cartografia di grande qualità e se contemporaneamente tutti gli escursionisti fossero in grado di leggere e interpretare con sicurezza le informazioni presenti in cartografia e seguire quindi i segni sulla carta, anziché quelli sui sassi o sulle piante.
Promuovere un turismo escursionistico nelle nostre valli significa innanzi tutto individuare  un soggetto responsabile della gestione e manutenzione del sentiero e dell’itinerario.
Questo soggetto dovrebbe essere di regola l’Ente che ha provveduto alla progettazione, all’individuazione e tracciamento, al ripristino, alla segnatura, ecc…(Ente Parco, Ecomuseo, Comune,….), il quale potrà a sua volta incaricare altri organismi (associazioni, cooperative, imprese, ecc …) di attività di sorveglianza, tracciamento, segnatura, manutenzione e verifica periodica.


Un primo passo in questa direzione, nell’anno 2007, attraverso L’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone, la presenza del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè e i volontari di diverse associazioni locali, il Comune di Coazze si è fatto promotore di un progetto che proponeva lo scopo di attirare l’attenzione sul valore dell’escursionismo, sulla necessità di dotarsi di una rete sentieristica efficiente ed accessibile al servizio di questo turismo e sulle opportunità che l’escursionismo offre all’attività agricole e artigianali tradizionali ed alla commercializzazione dei prodotti tipici.


L’intervento prevedeva la riqualificazione di alcuni sentieri montani nell’area compresa tra i valloni di Forno, Indiritto e la parte alta di accesso alla Cappella del Robinet, risistemando una ventina di chilometri di sentieri esistenti.
Coinvolti molti volontari del CAI della sezione di Coazze nel ripristino e manutenzione della rete sentieristica locale con la realizzazione e il rifacimento di opere in pietra e legno.
Con la disponibilità e l’esperienza dei soci e di alcuni volenterosi sono stati  risistemati i sentieri dal bivio di case Balmarola al colle Bione, dal bivio dei sentieri n. 417- 418 - 419 al Pian dou Priet (Picchi del Pagliaio) e gli “emme” fino al Colletto del Robinet.


Alcune iniziative in corso e altre programmate, tramite Comune, Ecomuseo, Ente Parco sono dimostrative di una situazione nella quale i frutti degli sforzi che da più parti, anche con il benemerito apporto dei volontari, si stanno compiendo, sostenuti anche da investimenti finanziari, potrebbero far compiere quel salto di qualità che è indispensabile se si vuol proporre il territorio dell’Alta Val Sangone come uno dei grandi comprensori dell’escursionismo in grado di allinearsi sul piano della concorrenza turistica alle grandi aree storicamente più strutturate in questo settore.    


                                                                                                       Commissione sentieri CAI sezione di Coazze
 
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